CREO DUNQUE SONO

occupo questo angolo del web per parlare di ciò che amo e di quel che creo con le mie mani, del frutto della mia (tanta) fantasia e della mia (poca) esperienza... e magari ogni tanto anche di qualcos'altro...
benvenuti, sperando vi piaccia ciò che troverete qui...

venerdì 6 maggio 2011

Cercasi notizie/2

Qualcosa si è smosso nelle mie ricerche, grazie anche all’aiuto di chi ha letto il post e della mia fida amica bibliotecaria. Sono ormai certa si tratti di un “modello” (all’epoca si chiamavano così) originale della maison Sajou; in particolare il premio citato nel timbro a secco è riferito alla maison, che all’epoca faceva incetta di onorificenze e le citava nei timbri con cui marchiava i suoi prodotti. Lo testimonia questa didascalia riguardante modelli simili al mio conservati nel Musèe de l’Education di Parigi

timbre sec : médaille de 1ère classe accordée à la Maison Sajou lors de l'Exposition Universelle de 1855

non si tratta di rarità, perché ce ne sono in giro diversi, ma sicuramente sono oggetti da collezionismo con un valore storico e di costume. Se ne trovano in vendita anche su e-bay e siti similari, con valori variabili da 20 a 300 euro a seconda delle informazioni riportate e del grado di conservazione. Di quelli visti finora il mio è quello all’apparenza in miglior stato, e l’unico incorniciato; non ha pieghe né rotture (a parte un piccolo strappetto all’esterno dello schema), il colore è perfetto, brillante e per nulla screpolato, e anche la carta è molto bella. L’autentica sul retro riporta la data del 1997, ma secondo me era già incorniciato da parecchi anni prima, almeno una ventina, visto lo stile della cornice.
Questo genere di modelli per punto croce era largamente diffuso nell’’800, grazie anche all’evoluzione dei processi di stampa che ne velocizzarono la produzione. In Francia, ma soprattutto in Germania venivano stampate grandi quantità di “fogli base”, solo squadrati e quadrettati, su cui poi le disegnatrici creavano gli schemi, prima inserendo piccolissimi simboli a matita, e poi colorando i quadratini a tempera. Ho cercato di fotografare il particolare, si notano sotto il colore verde dei piccoli segni a matita, e notare che il quadratino è di soli 2 x 2 mm


L’uso della carta grigia o grigio-verde è stato introdotto proprio da monsieur Sajou, perché uno sfondo di colore neutro affaticava meno la vista rispetto al bianco, date anche le piccole dimensioni della quadrettatura. Questi modelli erano di diverse dimensioni, esistono disegni lunghi anche 4 m, e i soggetti più diffusi erano animali, fiori o scene bucoliche. Parlando solo delle informazioni trovate in rete, so che alcuni sono conservati in vari musei francesi, e se non ho capito male (ma verificherò di persona)  qualcuno dovrebbe trovarsi anche al Museo del Risorgimento di Milano.
Già, ma come mai un modello per punto croce francese riporta diciture riguardanti giornali milanesi? Lì ho sbagliato la chiave di ricerca, perché il nesso non era il “Corriere delle Dame” citato sotto ma la scritta “La ricamatrice”: esiste un testo di Silvia Franchini, “Editori, lettrici e stampa di moda: giornali di moda e di famiglia a Milano che parla del “boom” ottocentesco delle cosidette riviste femminili. Allora erano poco più che fogli e a causa del periodo storico hanno subito alterne fortune, ma ebbero a Milano e in generale nel norditalia, grande successo. Inizialmente si trattava di riviste “di utilità”, basate soprattutto su consigli per essere brave mogli, madri e casalinghe, su come scegliersi lo sposo adatto o crearsi il corredo perfetto, dare decoro alla propria casa ed essere morigerate e rispettose. Qualche editore avanguardista capì il potenziale di questi giornali e ne fece uno strumento culturale importante per l’epoca. Donne a cui non era permesso leggere altro e che parlavano solo dialetto trovarono in questi giornali il modo di imparare l’italiano, in più col passare degli anni le rubriche e le dispense si arricchirono con nozioni di storia, poesia e letteratura. A Milano esistevano il “Corriere delle Dame”, le “Ore casalinghe” e appunto “La ricamatrice”, giornali nati in diversi momenti ma figli dello stesso editore; “La ricamatrice” venne stampato per una trentina d’anni, cambiando nel frattempo nome, periodicità e struttura, e pur essendo un giornale molto specifico ebbe una certa importanza nel panorama della stampa dell’epoca. A questo giornale infatti collaborò con molti articoli Ippolito Nievo, e fu il primo a pubblicare “Storia di una capinera” di Giovanni Verga; vi giuro che appena ho letto questa cosa ho avuto un flash… perché ho ricordato che sull’antologia del liceo era citata questa cosa, e all’epoca ne avevo riso!
Per tornare al nostro, “La ricamatrice” essendo giornale tematico, doveva fornire esempi e schemi di ricami di vario genere, e fu anche molto contestata in un certo periodo perché si rifaceva troppo alle disegnatrici francesi ed inglesi, invece di rinverdire le tradizioni locali. Questo avveniva però per un motivo pratico: il giornale pare non abbia mai avuto i fondi necessari a pagare disegnatrici e maestre di ricamo che collaborassero costantemente, e costava molto meno acquistare i modelli preparati dalle case straniere. Perciò tavole con i modelli Sajou erano spesso inserite nei numeri della rivista. Il giornale dal 1874 venne poi assorbito dal “Corriere delle Dame” e per questo probabilmente sul mio schema risulta una doppia dicitura.
Sono già molto soddisfatta delle notizie che ho trovato, questa ricerca non vi nego che mi sta appassionando parecchio: l’idea di avere un reperto (trovato per caso e pagato 3 euro scarsi) che rappresenta un pezzetto di storia della mia città e di una mia passione per me è entusiasmante, ma cercherò ancora. Mi piacerebbe saperne di più sulla storia “personale” di questo schema, magari ritrovare (se esiste ancora) il numero della rivista in cui è stato pubblicato, sapere come mai è finito a Modena in una galleria d’arte, chi l’ha avuto prima di me… Non trovate affascinante conoscere la storia di certi oggetti? 
Se avrete pazienza di seguirmi sono in attesa di consultare un paio di libri trovati grazie all'aiuto di Sara e Sandra, per il momento spero di non avervi annoiato troppo.

Alla prossima, e come dico sempre: non si finisce mai di imparare.

giovedì 5 maggio 2011

Cercasi notizie

Nel mio paese è attivo un mercatino dell'usato; mi ci reco ogni tanto perchè tra l'oggettistica e il mobilio (spesso molto kitsch) a volte si trovano cosine interessanti, specialmente cornici e vassoi a poco prezzo da usare per i miei lavori. Rovistando tra i vari quadri e quadretti dei quali valutavo solo cornice e prezzo perchè il resto era inguardabile, ho scovato questo



che ovviamente non mi ha attratto per la cornice (davvero orribile), ma per il contenuto: si tratta di uno schema per punto croce, la cosa che mi ha colpito in primis è che è completamente dipinto a mano


in foto non si capisce, ma dal vivo vi assicuro che si vede benissimo lo strato di tempera dipinto sui quadratini. Poi leggo le varie diciture. Sopra campeggia "La ricamatrice", ma evidentemente non si riferisce al titolo dello schema. Sotto c'è un timbro a rilievo con queste scritte


cliccate sopra per avere l'ingrandimento, ma già così è leggibile; nel dettaglio ecco il timbro, la parte inferiore è purtroppo coperta dal passepartout


non potevo non portarmelo a casa, tanto più che era abbinato ad un altro quadro con una bellissima cornice e l'accoppiata costava davvero un'inezia. Una volta a casa ero convinta di estrarlo dalla cornice per dargli un più degno inquadramento, ma aperta la plastica che li teneva uniti (i due quadri erano appaiati retro contro retro) faccio un'altra scoperta: sul fondo compare l'autentica di una galleria d'arte


segno che lo schema un qualche valore seppur minimo deve averlo. L'idea di aprire la cornice al momento è scartata, ho paura di rovinare l'autentica, ma troppo curiosa ho deciso di cercare notizie sulla storia di questo schema. La galleria d'arte non esiste più e non sono riuscita a rintracciare nessuno dei nomi leggibili. Sono passata ad analizzare le didascalie dello schema; ho scoperto che il "Corriere delle Dame" era una pubblicazione affiliata alla Domenica del Corriere, praticamente il primo esperimento di rivista di moda e costume edito a Milano dal 1804 al 1875 circa. Si occupava soprattutto di mostrare figurini e modelli di abiti specialmente della moda parigina, ma parlava anche dei cosidetti "lavori donneschi". Ho contattato il responsabile del club storico della Domenica del Corriere ma non risulta esista ufficialmente un archivio di numeri consultabili del Corriere delle Dame. Sono in attesa di risposta dalla biblioteca di via Senato a Milano che ne dovrebbe avere delle copie, ma a tuttora non ho notizie. Anche tramite la casa francese "Sajou" a cui fa riferimento il timbro non ho rintracciato nulla di inerente a questo schema. A prima vista sembrerebbe quasi un "brevetto", come se la disegnatrice l'avesse depositato presso la sede della rivista per pubblicarlo o venderlo. Ma poi non mi tornano il timbro sottostante e l'indirizzo della casa Sajou, sul timbro oltretutto si parla di un premio all'expo universale del 1855, ma non si capisce se è riferito sempre alla casa o al disegno. Tanti interrogativi senza risposta e troppa curiosità mi hanno spinto a pubblicare le foto e a chiedere notizie al mondo delle appassionate come me, che si intendono anche un pò di storia del ricamo. Qualcuna di voi che passate di qui sa darmi delle indicazioni? Cerco notizie per puro interesse culturale, non mi interessa il valore economico che può avere l'oggetto, se non a titolo di dato. Al momento l'unica cosa sicura è che lo schema è dipinto a mano e ha almeno 150 anni. 

Nella speranza che magari anche qualche crocettina d'oltralpe sappia darmi delle dritte pubblico il testo del post tradotto in francese.

Dans mon pays il ya aussi un marché aux puces et je suis allé parce que chaque fois qu'il ya des objets et du mobilier (souvent kitsch) il ya parfois des choses intéressantes à peu, en particulier cadres et plateaux peu coûteux à utiliser pour mon travail. En fouillant dans les différents tableaux  je trouve que ce cours je n'étais pas attiré par le cadre (vraiment terrible), mais par le contenu: il est un cadre pour le point de croix La chose qui m'a frappé tout d'abord il est complètement peint à la main. Dans l'image n'est pas nette, mais je vous assure que est visible la fine couche de peinture sur les places. Puis j'ai lu les diverses rubriques. Est au-dessus "la broderie", mais ne semble pas faire référence au titre du régime. Ci-dessous est un tampon en relief avec ces scripts, cliquez ci-dessus pour l'élargissement, mais même si elle est lisible, le ton ici en détail, le fond n'est plus couvert par le tapis. Je ne pouvais pas ramener à la maison, en particulier depuis qu'il a été combiné avec un autre tableau avec un cadre magnifique et la combinaison des coûts vraiment une bouchée de pain. Une fois chez moi, j'étais convaincu de le sortir du cadre pour lui donner un cadre plus digne, mais ouvrir le plastique qui les unissait (les deux images ont été appariés dos contre le dos) Je ne une autre découverte: le fond apparaît une véritable galerie art », un signe que le modèle doit avoir une certaine valeur, même si minime. L'idée d'ouvrir le châssis est rejeté à l'époque, j'ai peur de ruiner la foi, mais j'ai décidé de chercher trop curieux sur l'histoire de ce régime. La galerie d'art n'existe plus et je ne pouvais pas trouver un des noms. Je suis allé à enquêter sur les légendes du régime, j'ai découvert que le «Corriere delle Dame" est une publication affiliée à la Domenica del Corriere, pratiquement la première expérience de magazine de mode et style de vie publié à Milan de 1804 à 1875 environ. Elle se spécialise dans montrant des croquis et des modèles de la mode parisienne, en particulier les vêtements, mais aussi parlé de la soi-disant "travail de femme." J'ai contacté le gestionnaire de l'historique du club Domenica del Corriere, mais il n'y a pas de chiffres officiels disponibles des archives de la Dame Corriere delle. Je suis en attente de réponse de la bibliothèque via Senato à Milan qu'ils devraient avoir des copies, mais je n'ai pas de nouvelles. Même par la société française "Sajou", nous entendons le timbre je n'ai pas suivi quelque chose d'inhérent à ce système. À première vue, il semble presque un "brevet", comme si le concepteur avait au bureau de la revue de le publier ou le vendre. Mais je reviens ci-dessous le timbre et l'adresse de la maison Sajou, s'exprimant sur le timbre, plus une prime pour l'exposition universelle de 1855, mais il ne sait pas si elle est jamais signalé à la maison ou la conception. Ainsi, la curiosité de nombreuses questions sans réponse et trop m'a conduit à publier des photos et poser des questions sur le monde de passionnés, comme moi, cela signifie un peu d'histoire de la broderie.L'un de vous qui sont passés par ici peut me donner les instructions? Trouvez des nouvelles pour des raisons purement culturelles, je n'ai pas l'esprit de la valeur économique que peut avoir l'objet, si ce n'est pas comme une donnée. À l'heure actuelle la seule chose certaine, c'est que le modèle est peint à la main et a au moins 150 ans.


Diari

Ecco a cosa servivano i nomi ricamati di qualche post fa... Io e Sandra ci siamo trovate col dilemma di cosa regalare ai 4 figli di altrettante nostre amiche, cresimandi a giorni. Dilemma breve perchè come un sol pensiero abbiamo deciso che dei diari personalizzati erano una gran bella idea. Naturalmente lei
"ahperòcipensitucheiodimanualenonsonocapacedifarenullamifidodite" 
conoscendola non mi aspettavo di meno perciò deciso il progetto (insieme), acquistato il materiale (insieme), cominciato il lavoro (me medesima da sola) con i primi ricami e via.. In corso d'opera sbirciando in rete (gran pentolone di idee e conoscenze) ho scoperto un metodo per me nuovo e originalissimo per assemblare i diari: la rilegatura giapponese. Non sto a postarvi link perchè ce ne sono davvero tantissimi ed ognuno presenta qualcosa che altri non hanno, oltretutto capito il metodo ci si può davvero sbizzarrire a creare tantissime varianti. Basta googlizzarsi sia su web che immagini inserendo "rilegatura giapponese" o "japanese bookbinding" e vi si apre un mondo. Nel frattempo se volete sbirciare ciò che sono riuscita a realizzare con questo metodo ecco i risultati della mia "prima volta".




le copertine sono rivestite in carta di riso e personalizzate coi nomi ricamati e passamaneria varia. Ma la caratteristica principale della rilegatura si nota meglio sul dorso


che rimane praticamente scoperto essendo le due copertine fronte-retro separate, ma l'intreccio della rilegatura è molto stabile e mantiene fermamente il tutto, fungendo anche da decorazione; in 3 diari ho fatto in modo che il nastro di rilegatura proseguisse fino a diventare anche la chiusura 



per l'interno abbiamo scelto diversi tipi di carte e cartoncini, compreso carta da lucido, da pacco, carta del pane, carte tinte col caffè e bruciate, carta di riso




sono molto soddisfatta del risultato, la mia "compagna d'avventura" anche.. ora spero solo che ne siano  contenti i futuri proprietari. Consegna prevista: oggi pomeriggio. 
Vi dirò. ;-)

domenica 1 maggio 2011

Suggestive ispirazioni

 Tutto nasce da un filo...


                   un filo rosso per ricamare...



il filo della creatività e dell'amicizia...

che durante un incontro nella casa-atelier di un'amica si dipana tra chiacchiere e riflessioni sulla vita, sull'arte, relax sul divano mentre le mani fanno e fanno e fanno....






le mie continuano a ricamare l'albero dei pavoni Rovaris



quelle di Fanny creano oggetti e percorsi che le serviranno per i suoi laboratori d'arte dedicati ai bambini...


è quasi come guardarsi in uno specchio... manualità diverse ma sostanziali e precise affinità.


Grazie Fanny, alla prossima

Detto... fatto!

L'animale bizzarro e creativo che è in me prende il sopravvento nei momenti e nei posti più strani... stavolta è successo dal fruttivendolo dopo aver visto questa



 carta vetrata




colla e giornali


et voilà


la cassetta è diventata il capiente portariviste cercato da anni per sostituire il banale e consunto cesto in vimini che giustamente reclama il pensionamento..
Costo totale: quello della colla più un po' del mio tempo... Il resto è totally recycled a impatto sottozero!
Riciclate gente, riciclate... e con questa idea altre 3 cassette grezze aspettano nella mia cantina di trovare nuova vita e nuove vesti. Chissà...

giovedì 21 aprile 2011

WIP svelato... ma non troppo

Ricordate un paio di post fa... tra tutti i wip un piccolo free di Niky's Creations ... ecco cosa è diventato






un'idea improvvisa realizzata in poco tempo... Carino, no? Già... ma per chi sarà? 
Ora volete sapere troppo... ;-)

lunedì 18 aprile 2011

Merci...


E' davvero gradevole sapere che ciò che fai e condividi in rete piace ed è seguito... Quindi mi godo questo premio di cui sono debitrice a Serena e Silvia del blog Cocktail di crocette... ragazze, grazie!!! Io a mia volta lo dedico a tutte le mie blogger di fiducia, ma... tutte tutte!